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Frascati Superiore Colle Gaio, il Gran Cru dei Frascati

 



 

 

Parlare del Frascati Superiore Colle Gaio alla mia prima degustazione è impresa assai ardua, ma non potevo esimermi dal farlo tanto questo vino merita di essere recensito. Le difficoltà che mi trovo ad affrontare dipendono dal fatto che per parlare del Colle Gaio è necessario azzerare completamente le nostre cognizioni in fatto di Frascati, tanto questo vino esula dai tradizionali canoni della denominazione laziale.Ma andiamo per ordine: il Frascati Superiore Colle Gaio è prodotto dalla Cantina Colli di Catone in Monte Porzio Catone. E’ il primo vino dell’azienda concepito fin dall’inizio per essere un Gran Cru all’interno della sua denominazione (infatti il Colle Gaio prende il nome da una favolosa vigna di circa tre ettari da sempre nota per le sue eccezionali qualità), successivamente l’azienda diretta da Antonio Pulcini ha dedicato alla creazione di grandi vini un’altra splendida realtà la Casal Pilozzo, il Colle Gaio avrebbe dovuto essere la punta di diamante di questa cantina ma poiché la sua commercializzazione era già ben avviata sotto il nome Colli di Catone si è deciso di mantenerla.Dicevo che è un Frascati anomalo all’interno del panorama della denominazione, cominciamo ad analizzare i perché: in primis il Frascati è noto al mondo come un vino giovane fresco e senza alcuna propensione all’invecchiamento, invece il Colle Gaio esce dopo almeno 2 anni dalla vendemmia ed capace di sostenere un invecchiamento paragonabile solo ad alcuni grandissimi vini bianchi del mondo (provare per credere le vendemmie 1998, 1996, 1994 e se avete la fortuna di trovarle la 1990 e 1987). Seconda fondamentale differenza il vino Frascati è il prodotto di una serie di uve cosiddette tradizionali (Malvasia di Candia, Malvasia del Lazio, Trebbiano Toscano, Bombino e Bellone) mentre il Colle Gaio è un vino prodotto da un unico vitigno la Malvasia del Lazio nota anche come Malvasia Puntinata. Questa è una scelta di altissima qualità perché la Malvasia del Lazio è un’uva qualitativamente superiore alle altre, agli occhi dei coltivatori ha l’unico difetto di essere meno produttiva delle altre e più incostante, ma il vino che ne deriva è di uno spessore profondamente diverso. Le altre uve sono state scelte dai contadini dopo la fillossera, in un periodo di grande crisi, cercando delle varietà capaci di dare rese importanti a scapito della qualità.Ci troviamo quindi al cospetto di un vino che è figlio di un terroir d’eccellenza realizzato con un’uva di grandissima qualità capace di interpretare il territorio in maniera magistrale. Aggiungiamo a queste ottime premesse una severa potatura in vigna che abbassa ancora di più le rese a favore di una maggiore concentrazione e una vinificazione estremamente attenta che prevede: una fermentazione lenta sulle bucce con permanenza sulle fecce per molto tempo tramite l’ausilio di soli fermenti autoctoni e un lungo affinamento in bottiglia in grotte naturali con temperatura costante di 15° C. affinamento che dura almeno due anni ma che può durare molto di più in quanto il vino riposa in queste grotte finchè non viene venduto.



Il vino che ne deriva è semplicemente sorprendente.

Analizzando il Colle Gaio del 1998 (una delle migliori vendemmie a mio giudizio) ci troviamo dinanzi ad un vino che presenta uno splendido color oro verde di particolare brillantezza, un serie di profumi che hanno pochi eguali per intensità complessità ed eleganza, in particolare delle sensazioni minerali (assolute protagoniste) che sfociano in ricordi di idrocarburi, un fruttato che svaria da frutta molto matura e sensazioni agrumate a frutta secca in particolare la nocciola. In bocca è semplicemente strepitoso, un vino caldo, morbido ma con acidità vivissima che ci permette di asserire che avrà lunga vita dinanzi a se, ma soprattutto una sapidità che gli conferisce un gusto eccezionale. La sua progressione in bocca è infinita restituendoci per via retronasale tutte le sensazioni olfattive che avevamo percepito.Questo vino può essere annoverato a mio giudizio tra i migliori bianchi laziali e forse d’Italia, il suo prezzo varia a seconda delle annata la 1998 in enoteca si trova intorno ai 18-20 euro.Ora vorrei concludere con una piccola polemica: abbiamo introdotto questo vino definendolo un Frascati anomalo, in realtà ritengo che il Colle Gaio sia quanto di più tradizionale possa esserci nel panorama di questa denominazione. Nel passato il Frascati era un vino importante strutturato capace di reggere l’abbinamento con i robusti piatti della tradizione romana, queste caratteristiche storiche non le ritroviamo più nei moderni Frascati solo il Colle Gaio le ha perpetuate credendo alla possibilità di fare un Grande vino degno del nome e del passato del Frascati. Per questo motivo provo immenso dispiacere nel sapere che dalla vendemmia 2002 il Colle Gaio non sarà più classificato come Frascati Superiore ma come Igt Lazio. I motivi di questo cambiamento sono da ricercare in primis in un disciplinare ridicolo che non ammette che l’uva di maggior pregio, la Malvasia del Lazio, sia assoluta protagonista anzi la relega al ruolo di complemento consentendone un uso per un massimo del 30%, in secondo luogo da un’immagine sbiadita del Frascati in Italia e nel Mondo che mal si concilierebbe con un prodotto di siffatto spessore.Sarebbe importante riuscire a creare la prima Docg nella nostra regione proprio rivalutando vini come questo. Una denominazione Frascati Superiore Classico Docg, che preveda un ruolo da protagonista per la Malvasia del Lazio, sarebbe un traino importante per i vini della regione e per una nuova filosofia di viticultura di qualità che ancora non riesce ad attecchire completamente nel Lazio.

Simone


Pubblicato il 11/10/2007 alle 13.18 nella rubrica Appunti di degustazioni.

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