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23 ottobre 2007

Etna Rosso Doc Guardiola 2005 Tenuta delle Terre Nere, siciliano di Borgogna.

 

 
L’Etna Rosso Doc Guardiola 2005 della Cantina Tenuta delle Terre Nere è un vino assolutamente da far conoscere e consigliare. Sono sicuro che moltissimi degustatori esperti si troverebbero in grande difficoltà in degustazione coperta a riconoscerlo come prodotto dell’enologia siciliana. Io stesso non riuscivo a crederlo, ci si trova infatti dinanzi ad un vino capace a mio giudizio di coniugare l’eleganza di un Borgogna con la struttura gustativa di un grande Nebbiolo delle Langhe. Questa può sembrare una velata accusa di mancanza di peculiarità e territorialità, in realtà bisogna analizzare con attenzione la genesi di questo vino per poter comprendere questo appieno prodotto.
Il Guardiola è prodotto dall’azienda Tenuta delle Terre Nere a Randazzo in provincia di Catania, questa giovane realtà, nata nel 2002, è di proprietà di Marco De Grazia uno dei più grandi importatori di vini di qualità negli States. L’azienda si è concentrata nell’acquisire una serie di appezzamenti sull’Etna alcuni dei quali sono dei veri Cru, come il vigneto Guardiola. La caratteristica di questi vigneti è che si trovano su un terroir unico al mondo, di grandissimo interesse, la composizione del terreno è ovviamente vulcanico con grande presenza di ceneri, sabbia e pomice nera, i vigneti raggiungono fino a 900 metri di altezza sul livello del mare garantendo alle vigne un’elevata escursione termica che tanto giova ai grappoli soprattutto in fase di maturazione. L’Etna al momento è una delle realtà più interessanti dell’intero panorama vinicolo nazionale, moltissimi enologi famosi hanno dichiarato che da questo territorio può nascere un grandissimo vino, sono moltissime le sperimentazioni condotte in questo momento in particolare si sta cercando di produrre un grande Pinot Nero, considerando alcune indubbie affinità tra la Borgogna e l’Etna.
Ma aldilà delle sperimentazioni che non mi trovano in disaccordo, trovo che sia necessario in primis valorizzare il patrimonio ampelografico dell’Etna, patrimonio unico con uve di grandissimo interesse in particolare il Nerello Mascalese ma anche le varietà a bacca bianca come il Carricante e la Minnella. Queste varietà oltre ai loro pregi intrinseci hanno anche la grandissima fortuna di non essere state attaccate dalla Fillossera, sono quindi per la maggior parte a Piede Franco e molti appezzamenti hanno una vita media molto alta. Viti con un’età media elevata hanno il grandissimo pregio di leggere il territorio in maniera magistrale, le radici molto sviluppate veicolano verso i grappoli una quantità infinita di sostanze nutritive, che su un territorio vulcanico ed estremo come quello dell’Etna riescono a conferire ai vini una personalità e un profilo unici al mondo.
Cosi sono i vigneti della Tenuta delle Terre Nere, l’età dei vigneti vanno da un minimo di 40 fino all’incredibile età di 140 anni, coltivate ad alberello sono tutte vinificate separatamente cosi da rispettare le qualità e le peculiarità dei singoli appezzamenti.
Il vigneto Guardiola di circa due ettari è situato sul versante nord del vulcano a circa 800 metri sul livello del mare, il vigneto è coltivato esclusivamente a Nerello Mascalese con età media delle piante di 100 anni. E’ il vino di punta dell’azienda, la bottiglia e l’etichetta sono molto eleganti e tengono a ribadire le affinità tra il territorio etneo e la Borgogna, infatti la bottiglia è una classica borgognotta verde chiaro, e l’etichetta ricorda molto quelle di alcuni famosi Pinot Noir francesi. Il vino prevede un affinamento misto tra barrique e tonneau di 18 mesi, passaggio in legno molto ben eseguito tanto da rendere le note “legnose” ben integrati e assolutamente non dominanti.

 

Il Guardiola 2005 si presenta nel bicchiere di un bel colore rubino non eccessivamente concentrato, caratteristica tipica del Nerello Mascalese, ma di bellissima luminosità. Al naso siamo invasi da una serie di profumi inebrianti, eleganti e molto intensi. In particolare la fanno da padrone dei richiami di erbe aromatiche come la lavanda e il timo e macchia mediterranea, seguono sensazioni fruttate di frutti a bacca rossa e un floreale di viola canina molto simile a quello che si avverte in alcuni grandi Sangiovese di Toscana. Il terroir comincia a farla da padrone conferendo sensazioni minerali ferrose e al contempo marine, si avverte una nota iodata, che aumentano l’ampiezza e la finezza di questo olfatto. Chiude su sensazioni balsamiche di mentolo e su una nota speziata dolce ancora in divenire.
In bocca lascia senza fiato, la fa da padrone un tannino “nebbioleggiante” di grandissima fattura che nonostante la sua forza lascia la bocca pulita e non risulta affatto fastidioso sorretto come è da una struttura glicerica notevole.La sapidità e l’acidità sono quelle che ci si aspetta da un vino ottenuto da un terreno cosi ricco di minerali. La predominanza delle parti dure non deve però far pensare ad un vino squilibrato e giovane, certo non è il vino piacione costruito per piacere a tutti i palati. La sua persistenza in bocca è da manuale, quando sembra che stia per svanire esplode nuovamente nel palato.
Ho bevuto abbastanza vini prodotti con questa uva e devo dire onestamente che il Guardiola si distingue nettamente, soprattutto nella fase gustativa, dagli altri. Non riesco tuttavia a fargliene una colpa (è troppo buono), non ritengo che sia un vino costruito in cantina per stupire(come purtroppo lo sono molti vini siciliani). Le differenze tra questo vino ed altri della stessa tipologia non riescono a farmi asserire che è un vino che non rispetta la territorialità e la tipicità. In fondo pensando alla Borgogna ammettiamo la possibilità che un terroir possa differenziarsi nel raggio di poche centinaia di metri, perché allora la stessa cosa non potrebbe essere sull’Etna. Il Guardiola può invece essere considerato un Gran Cru, un vino irripetibile che solo una serie di circostanza difficilmente replicabili (il terroir, l’esposizione, l’età delle viti …) lo rendono cosi unico.Insomma a mio giudizio è un vino di grandissimo spessore (il suo prezzo si aggira tra i 35 e 40 euro), una delle più grandi interpretazioni di questo favoloso vitigno (il Nerello Mascalese) capace veramente di emozionare e che bisognerebbe farlo conoscere maggiormente al pubblico. Magari eliminando dalle carte tanti vini che di siciliano hanno solo il nome.

Simone

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